L’angolo della fotografia: gli Hot Pixel

Hot pixel, no non è nulla di porno mi dispiace quindi se siete stati attirati dal termine Hot sperando in tette potete cambiare articolo.
Un fenomeno che si manifesta quando si effettuano esposizioni prolungate nel tempo è la comparsa degli hot pixel. Essi catturano subito l’attenzione dell’osservatore in quanto sono punti completamente rossi, blu o verdi. Possiamo vederli come fotositi “impazziti” che non registrano più il reale livello di luminosità di un colore ma gli assegnano il valore massimo poiché troppo sollecitati da un punto di vista elettrico. La causa è da ricercare nelle lunghe esposizioni che surriscaldano il sensore. Pur essendo fastidiosissimi è possibile rimuoverli in maniera molto semplice in post-produzione, in quanto punti isolati, con il timbro clone o con un pennello correttivo. A ogni modo, la maggioranza dei Raw-converter li individua in automatico e, in fase di interpretazione del Raw, li sostituisce mediando i valori dei fotositi adiacenti in modo da ottenere un’immagine pulita da elaborare.

Hot pixel in basto a sinistra, sembra Al 9000 da lontano di “2001 odissea nello spazio”

L’angolo della fotografia: “Dialogo dell’allievo fotografo” dal mio ex docente di fotografia Fernando Alfieri

  1. Nessuno nasce Maestro
  2. Sbagliando si impara
  3. L’immagine è fatta dal fotografo e no dalla macchina
  4. Le critiche più cattive se motivate sono quelle che spronano di più
  5. La mancanza di estro può essere sostituita dalla forza di volontà
  6. Un cercatore di funghi abile o fortunato triva anche dove sono passati altri (metafora del “anche se un soggetto può sempre dare tanto da altri pinti di vista fotografici”)
  7. Non incolpare il soggetto se la foto non è riuscita
  8. Sii severo con te stesso e abbi io coraggio di scartare
  9. Può bdarsi che chi giudica non capisca ma tu cerca di farti capire
  10. Fotografare è creazione, la creazione è vita, fotografare è vita

L’angolo della fotografia: misure per la stampa fotografica

Dovete sempre pensare una cosa quando stamperete una foto in futuro, le misure non sono mai le stesse che chiedete, ossia le foto da consegnare al laboratorio per evitare sono un pizzico diverse da quelle che direte al vostro cliente in quanto lo si fa per evitare che le foto vengano tagliate o meno nei bordi. Ora vi mostro l’elenco dell’elenco delle misure, a sinistra quelle da usare con il cliente e a destra quelle che usiamo noi in post produzione (in laboratorio), dove vedrete una misura va bene non riporterà probabilintagli nei bordi la foto:

  • 10×15/10,2×15,2
  • 13×18/12,7×17,8
  • 13×20/12,8×20
  • 15×20/15,2×20
  • 15×22/15,2×22
  • 18×24/17,8×24
  • 20×25/20,2×25,3
  • 20×30/20,2×30,2
  • 24×30
  • 24×36
  • 30×40/30,05×40,05
  • 30×45
  • 40×50
  • 50×60
  • 50×70

L’angolo della fotografia: La stampa

Buongiorno miei cari e ben tornati in questo altro giorno della fase due di questo periodo terribile di epidemia di Civid-19. Oggi un altro articolo sul mondo della fotografia, in particolare sulla stampa fotografica.

Vi sono due tipi di stampe in fotografia: in laboratorio e a mano. La stampa in laboratorio è quella che viene fatta tutt’ora da noi del settore, ossia finito un servizio fotografico tutto il lavoro (una volta impaginato con Photoshop o Illustrator) viene spedito in paboraori specializzati per la stampa. A mano invece di solito è quello che si faceva principalmente un tempo con la fotografia analogica camera oscura. Vi sono vari modi per la stampa: Chimico, Sublimazione e Protter (di solito è sempre meglio stampare in modo Chimico per ottenere una maggiore qualità). Inoltre vi sono due tipologoe di stampe: Fitin ( con bande laterali) e Fillin (per riadattare la foto ad ogni costo le misure deloa foto anche a costo di rivinarle). Inoltre in fotografia si devono usare anche tipi specifici di carta per la stampa che sono: Lux, Glarley, Seta, Metal e 1000 Punti. Tutto questo per quanto riguarda la stampa in laboratorio mentre per la stampa a mano il processo. Mentre per la stampa a mano si usano principalmente il modo Chimico di stampa e altri accessori come ad esempio un Ingranditore (Simula i macchinari usati in laboratorio) proiettore che consente tramite un raggio di luce di imprigionare l’immagine del negativo sulla carta emulsionata (verrà spiegato il termine emulsionato in un altro articolo più avanti).